Sulla scrivania è adagiato un ramo e non sfigura tra i volumi dell'enciclopedia "La storia d'Italia" comprata con "La Repubblica" e il gabbiano di legno bianco e azzurro, il gabbiano in volo, la sciarpa rosa e nera, la sciarpa del Palermo e le
penne e i pennarelli; non sfigura. Il
ramo non si lascia toccare, si lascia guardare, semmai odorare, annusare, ma toccare no, sembra voglia dire:-
Lasciami stare, me ne sto fermo, non do fastidio alcuno, ma lasciami stare.-
Ci assomigliamo io e il ramo, sia lui che io non abbiamo foglie verdi, semmai cadute, casomai germogli, ma foglie no, quelle no, quelle le lasciamo ai miei coetanei trentenni, quelli sposati con figli, un maschio e una femmina e la moglie bella, una moglie bella. Sangue dalla porta. Il ramo, le formiche lo solcano come fosse una strada trafficata. Le mie vene, i suoni di una canzone dal titolo "Lucky you", le attraversano come fossero strade trafficate. Io e il ramo. Mi tolgo le scarpe, a piedi nudi salgo sulla scrivania, mi adagio vicino a lui, non lo tocco, non ci tocchiamo, solo mi accuccio vicino al ramo e ce ne stiamo lì, distesi.
Giuseppe Merico.
Pagina 947 creata il 07 Settembre 2007 - 23:16