Il grande regista si è spento in casa, a 94 anni. Dalle collaborazioni con Rossellini e Fellini
a capolavori come "L'avventura" e "Blow Up". Vincitore a Venezia e Cannes, Oscar alla carriera. In tutti i suoi film - da "Cronaca di un amore" all'ultimo, l'episodio di "Eros" - l'immagine prevale sul linguaggio. In un autore ossessionato dall'incomunicabilità
Con Michelangelo Antonioni - morto ieri sera nella sua abitazione nella capitale, a 94 anni, assistito fino all'ultimo dalla moglie Enrica Fico - non se ne va solo uno dei grandi vecchi del cinema italiano e internazionale, amato e celebrato in tutto il mondo, come dimostra l'Oscar alla carriera ricevuto nel 1995. Con lui scompare anche uno stile davvero unico, all'interno della settima arte: quello di un regista che ha sempre fatto dell'occhio - quello della cinepresa, spesso apparentemente impassibile, e quella dell'autore che silenzionsamente la muove - il centro della sua visione poetica. In cui emergono l'incomunicabilità tra le persone, l'insufficienza delle parole, la solitudine. E poi, per contrasto, il potere dello sguardo, la perfezione dell'immagine.
Articolo tratto da: La repubblica - CLAUDIA MORGOGLIONE
Immagine tratta da: Zabriskie point - Antonioni, Michelangelo (US 1970,111')
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Pagina 935 creata il 31 Luglio 2007 - 14:09